L'ATTIRERO' A ME , LA CONDURRO' NEL DESERTO E PARLERO' AL SUO CUORE!!!

IMITARE GESù ATTRAVERSO MARIA


IMITARE GESù ATTRAVERSO MARIA

domenica 9 settembre 2012

Come Dio è soprannaturalmente presente in noi e come si può vivere questa presenza per mezzo della fede, speranza e carità....

Sappiamo che Dio è uno nella Natura e trino nelle Persone. Il Padre, da tutta l’eternità, genera il
Figlio, il suo alter ego, la sua immagine perfetta. Non l’ha generato altre volte; quest’atto si
realizza in un presente eterno, si perpetua attualmente; continuamente il padre genera il figlio. E
il Padre contempla questo Figlio divino e coeterno; il Figlio ama il Padre e per mezzo di questo
sguardo d’amore che essi si scambiano nella semplicità dell’Essenza divina, il Padre e il Figlio 
spirano lo Spirito Santo. Questa vita divina, che sarà la sostanza della nostra felicità eterna, si comunica già alle anime, a condizione che noi siamo in stato di grazia. Il Padre genera in noi realmente, in questo momento, il Figlio; e l’uno e l’altro producono in noi, ad ogni istante, lo Spirito Santo.
Abbiamo mai pensato, fino ad oggi, a queste sublimi verità? 
Portiamo su di noi degli scapolari, delle medaglie, delle reliquie, e crediamo, a buon titolo, di
possedere dei tesori; ma noi portiamo in noi il Dio vivo, il Cielo, il fine unico di tutte le cose, la
suprema Realtà, e non ci pensiamo ... ! Siamo realmente dei Cristofori, dei Deifori, nel senso più
stretto della parola. E’ proprio il caso di citare le parole di san Leone: «Riconosci, o cristiano, la tua
dignità!» Da queste riflessioni così semplici, noi vediamo, d’ora in poi, sprigionarsi una grande conclusione: non è forse evidente che se quest’abitazione divina, questa presenza di Dio in noi stessi, avesse nella nostra vita quel posto che vi dovrebbe avere, questa sarebbe totalmente cambiata e 
trasformata? 
Vivere la presenza soprannaturale di Dio per mezzo della Fede, della Speranza, della Carità Come vi si può arrivare? 
Dio non sarebbe l’infinita Bontà e Sapienza se, ricercando ed esigendo la nostra intimità, non ci
desse allo stesso tempo i mezzi necessari per comunicare con Lui. Tali mezzi dei quali noi
possiamo essere assolutamente sicuri, e che ci permettono di entrare in contatto immediato con Dio,
sono le virtù teologali e i doni che ci vengono con esse.
Per mezzo della fede, noi aderiamo alla verità della vita divina che ci è proposta. 
Per mezzo della carità, questa vita diviene nostra. 
Per mezzo della speranza, noi siamo certi, con l’aiuto della grazia, di viverla sempre di più e di 
ottenerne il possesso immutabile in cielo.
Ecco l’essenziale di ogni orazione solida e profonda. Invece di sparpagliare la nostra meditazione su
questo o quel punto, invece di filosofare su Dio, moltiplicando gli sforzi dell’intelligenza, della
volontà e dell’immaginazione, per farcene degli schemi, per rappresentarci delle scene, noi
possiamo andare a Dio nella semplicità del nostro cuore:«CercateLo con cuore semplice» (Sap 
1,1). Nostro Signore stesso c’invita: «Siate semplici come le colombe» (Mt 10,16). L’uomo è un essere
complicato e sembrerebbe, purtroppo, che egli cerchi di divenire ancora più complicato perfino
nelle sue relazioni con Dio. Dio, invece, è la semplicità assoluta. Più noi siamo complicati, più
rimaniamo lontani da Dio; e nella misura, invece, in cui noi diverremo semplici, ci potremo
avvicinare a Lui. Abbiamo visto che Dio, nostro Padre, è presente in noi. Un bambino, per parlare con suo padre, va forse a prendere un manuale di corrispondenza o un codice di belle maniere? No, il bambino parla con semplicità, non cerca frasi fatte, né si perde in formalismi. - Facciamo lo stesso col nostro Padre celeste. Nostro Signore ce l’ha detto: «Se non vi convertirete e non diverrete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli» (Mt 18,3). Si stanca forse una madre ad ascoltare il proprio figlio che le dice: «Mamma, io ti voglio bene»? Lo stesso succede con Dio: più la nostra preghiera è infantile, e più piace a Dio. Perché è Lui stesso che ha scelto, tra tutti, questo nome di Padre: «E che voi siate figli ne è prova il fatto che Dio ha mandato nei nostri cuori lo Spirito del suo Figlio che grida: Abbà, Padre» (Gal 4,6). Ed è ancora Lui  che pone nella nostra bocca le parole ispirate della Sacra Scrittura e i testi liturgici. 
Quale sarà dunque la nostra preghiera? Semplicissima, la più semplice possibile. Ci metteremo in ginocchio e faremo con tutto il cuore gli atti di fede, di speranza e di carità. Non c’è metodo di meditazione più sicuro, più elevato e più salutare. 

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