L'ATTIRERO' A ME , LA CONDURRO' NEL DESERTO E PARLERO' AL SUO CUORE!!!
IMITARE GESù ATTRAVERSO MARIA
IMITARE GESù ATTRAVERSO MARIA
venerdì 30 agosto 2013
dio per noi è tutto
Oh se tu o Dio Misericordioso e Signore Pietoso ti degnassi di chiamarmi a questa sorgente della vita,perchè anche io potessi bere dell'acqua viva che scaturisce da te viva sorgente!
Potessi inebriarmi della tua ineffabile dolcezza senza staccarmi mai più da te, tanto da dire: Quanto è dolce la sorgente d'acqua viva, la sa acqua che zampilla per la vita eterna non viene mai a mancare.
O Signore tu stesso sei questa Fonte Eternamente Desiderabile, di cui continuamente dobbiamo dissetarci e di cui sempre avremo sete.
Dacci o Gesù sempre quest'acqua perchè si trasformi anche in noi in sorgente di acqua viva che zampilli per la VITA ETERNA.
O Re della Gloria, Nulla è più grande di te, ma tu ti sei donato a noi e ti sei immolato per noi.
Per questo ti Preghiamo di farci conoscere quello che amiamo, poichè nulla cerchiamo di avere all'infuori di te.
Tu sei TUTTO per NOI: la nostra VITA, la nostra LUCE, la nostra SALVEZZA, il nostro CIBO, la nostra bevanda, il nostro DIo.
TI PREGO GESU' NOSTRO D'ISPIRARE I NOSTRI CUORI CON IL SOFFIO DEL TUO SPIRITO E DI TRAFIGGERE COL TUO AMORE LE NOSTRE ANIME XKè CIASCUNO DI NOI POSSA DIRE CON TUTTA LA VERITà : Fammi conoscere colui che l'anima mia Ama.
Gesù sono infatti ferita dal tuo Amore.... TIAMO IN ETERNO
vie per riconciliarsi con dio
Volete che vi parli delle vie della riconciliazione con Dio? tutte portano al CIELO.
1) CONDANNA DEI PROPRIO PECCATI. Confessa per primo il tuo peccato e sarai giustificato. Fa come fece il profeta Isaia Confesserò al Signore le mie Colpe e tu hai rimesso la malizia del mio peccato. Condanna dunque anche tu le tue colpe per aver offeso Gesù Misericordioso e Buono. Questo è sufficiente al Signore per la tua Liberazione purchè non li commetti più.
2)IL PERDONO DELLE OFFESE. non ricordare le colpe dei nemici, domina l'ira, perdona i fratti che ti hanno offeso. anche cosi avremo il perdono delle offese da noi fatte al signore. Se voi perdonerete agli uomini le loro colpe, il Padre vostro celeste perdonerà anche a voi.
3) PREGHIERA FERVOROSA E BEN FATTA CHE PROVIENE DALL'INTIMO DEL CUORE.
4)PRATICARE L'ELEMOSINA
5) ULIMTà , se una persona si comporta con umiltà e temperanza, distruggerà alla radice i suoi peccati.
1) CONDANNA DEI PROPRIO PECCATI. Confessa per primo il tuo peccato e sarai giustificato. Fa come fece il profeta Isaia Confesserò al Signore le mie Colpe e tu hai rimesso la malizia del mio peccato. Condanna dunque anche tu le tue colpe per aver offeso Gesù Misericordioso e Buono. Questo è sufficiente al Signore per la tua Liberazione purchè non li commetti più.
2)IL PERDONO DELLE OFFESE. non ricordare le colpe dei nemici, domina l'ira, perdona i fratti che ti hanno offeso. anche cosi avremo il perdono delle offese da noi fatte al signore. Se voi perdonerete agli uomini le loro colpe, il Padre vostro celeste perdonerà anche a voi.
3) PREGHIERA FERVOROSA E BEN FATTA CHE PROVIENE DALL'INTIMO DEL CUORE.
4)PRATICARE L'ELEMOSINA
5) ULIMTà , se una persona si comporta con umiltà e temperanza, distruggerà alla radice i suoi peccati.
umiltà perdono
Umiltà sopporta tutto
Umiltà accoglie tutto
Umiltà perdona tutto
Umiltà sa tutto
Umiltà raggiunge tutto
Umiltà vince tutto
Umiltà unisce tutto
Uno dei più bei valori dell'uomo è la capacità di perdonare. Questa virtù ci avvicina molto
a Dio. Dio mostra la sua grandezza proprio facendosi piccolo come noi per perdonare. L'uomo che
non sa perdonare sta lontano da Dio. Perdonare la gente non solo ci costa tanto, ma, nello stesso
momento, ci dona nuova umiltà quindi nuova vicinanza a Dio...
Il perdono è un atto creativo perché dona un nuovo inizio. Quello che era non esiste più.
Si può ancora una volta provare ad avere fiducia e a collaborare. Il Signore Dio è Creatore del
mondo e dell'uomo non solo perché all'inizio dei tempi ha chiamato tutto ad esistere. La forza
creativa di Dio sta anche nel perdono del peccato, grazie al quale il mondo trova il suo valore e
l'uomo diventa se stesso in Cristo. Grazie a questo perdono collaboriamo con Dio, Creatore e
Salvatore. Guidiamo il mondo e l'umanità all'unità prendendo le colpe degli altri su noi stessi,
pagando con il proprio sangue il rinnovo del mondo e dell'uomo. Perciò l'umiltà è così creativa e ha
la forza di salvare.
Umiltà accoglie tutto
Umiltà perdona tutto
Umiltà sa tutto
Umiltà raggiunge tutto
Umiltà vince tutto
Umiltà unisce tutto
Uno dei più bei valori dell'uomo è la capacità di perdonare. Questa virtù ci avvicina molto
a Dio. Dio mostra la sua grandezza proprio facendosi piccolo come noi per perdonare. L'uomo che
non sa perdonare sta lontano da Dio. Perdonare la gente non solo ci costa tanto, ma, nello stesso
momento, ci dona nuova umiltà quindi nuova vicinanza a Dio...
Il perdono è un atto creativo perché dona un nuovo inizio. Quello che era non esiste più.
Si può ancora una volta provare ad avere fiducia e a collaborare. Il Signore Dio è Creatore del
mondo e dell'uomo non solo perché all'inizio dei tempi ha chiamato tutto ad esistere. La forza
creativa di Dio sta anche nel perdono del peccato, grazie al quale il mondo trova il suo valore e
l'uomo diventa se stesso in Cristo. Grazie a questo perdono collaboriamo con Dio, Creatore e
Salvatore. Guidiamo il mondo e l'umanità all'unità prendendo le colpe degli altri su noi stessi,
pagando con il proprio sangue il rinnovo del mondo e dell'uomo. Perciò l'umiltà è così creativa e ha
la forza di salvare.
“…Non abbiate paura del mondo, né del futuro, né della vostra debolezza… Vale la pena accogliere nel nostro intimo la chiamata di Cristo e seguire con coraggio e generosità il cammino che ci propone!... Che bello è sapere che Gesù ti cerca, fissa il suo sguardo su di te, e con la sua voce inconfondibile dice anche a te: «Seguimi!» (cfr Mc 2,14).”
siate coraggiosi
papa FRANCESCO. «Coraggio. Andate avanti. Fate rumore, eh? Dove sono i giovani deve esserci rumore. Poi, si regolano le cose, ma l'illusione di un giovane è fare rumore sempre. Andate avanti, e soprattutto sempre nella vita ci saranno persone che vi faranno proposte per frenare, per bloccare la vostra strada. Per favore, andate controcorrente. Siate coraggiosi, coraggiose: andare controcorrente. Mi dicono: `No, ma, questo, ma, prendi un po´ d'alcol, prendi un po' di droga;'. No! Andate controcorrente a questa civilizzazione che ci sta facendo tanto male. Capito, questo? Andare controcorrente: e questo significa fare rumore. Andare avanti. Ma con i valori della bellezza, della bontà e della verità».
SANTA MONICA E SANT'AGOSTINO
27 agosto - S. Monica, madre di S Agostino.
Quante difficoltà anche oggi nei rapporti familiari e quante mamme sono angustiate perché i figli s’avviano su strade sbagliate! Monica, donna saggia e solida nella fede, le invita a non scoraggiarsi, ma a perseverare nella missione di spose e di madri, mantenendo ferma la fiducia in Dio e aggrappandosi con perseveranza alla preghiera.
S. Agostino d'IpponaVescovo, Dottore della Chiesa (memoria) 28 AGOSTO
Agostino d'Ippona (traduzione italiana del latino Aurelius Augustinus Hipponensis) di etnia berbera, ma di cultura totalmente ellenistico-romana, nacque a Tagaste (attualmente Souk-Ahras in Algeria, posta a circa 100 km a sud-ovest di Ippona) il 13 novembre 354 da una famiglia di classe media, di piccoli proprietari terrieri. Il padre Patrizio era pagano, mentre la madre Monica (cfr. 27 agosto), dei quali Agostino era il primogenito, era invece cristiana; fu lei a dargli un'educazione religiosa ma senza battezzarlo, come si usava allora, volendo attendere l'età matura.
Agostino ebbe un'infanzia molto vivace, ma i peccati veri cominciarono più tardi. Dopo i primi studi a Tagaste e poi nella vicina Madaura, si recò a Cartagine nel 371, con l'aiuto di un facoltoso signore del luogo di nome Romaniano. Aveva 16 anni e viveva la sua adolescenza in modo molto esuberante e, mentre frequentava la scuola di un retore, cominciò a convivere con una ragazza cartaginese, che gli diede, nel 372, anche un figlio, Adeodato. Fu in quegli anni che maturò la sua prima vocazione di filosofo, grazie alla lettura di un libro di Cicerone, “Ortensio”, che l'aveva particolarmente colpito, perché l'autore latino affermava, come soltanto la filosofia aiutasse la volontà ad allontanarsi dal male e ad esercitare la virtù.
Purtroppo, allora, la lettura della Sacra Scrittura non diceva niente alla sua mente razionalistica e la religione professata dalla madre gli sembrava “una superstizione puerile”, quindi cercò la verità nel manicheismo. (Il Manicheismo era una religione orientale fondata nel III secolo d.C. da Mani, che fondeva elementi del cristianesimo e della religione di Zoroastro; suo principio fondamentale era il dualismo, cioè l'opposizione continua di due principi egualmente divini, uno buono e uno cattivo, che dominano il mondo e anche l'animo dell'uomo).
Ultimati gli studi, tornò nel 374 a Tagaste, dove, con l'aiuto del suo benefattore Romaniano, aprì una scuola di grammatica e retorica. Fu anche ospitato nella sua casa con tutta la famiglia, perché la madre Monica, non condividendo le sue scelte religiose, aveva preferito separarsi da Agostino; solo più tardi lo riammise nella sua casa, avendo avuto un sogno premonitore sul suo ritorno alla fede cristiana.
Dopo due anni nel 376, decise di lasciare il piccolo paese di Tagaste e ritornare a Cartagine e, sempre con l'aiuto dell'amico Romaniano, che egli aveva convertito al manicheismo, aprì anche qui una scuola, dove insegnò per sette anni, purtroppo con alunni poco disciplinati.
Agostino, però, tra i manichei non trovò mai la risposta certa al suo desiderio di verità e dopo un incontro con un loro vescovo, Fausto, avvenuto nel 382 a Cartagine, che avrebbe dovuto fugare ogni dubbio, ne uscì non convinto e quindi prese ad allontanarsi dal manicheismo. Desideroso di nuove esperienze e stanco dell'indisciplina degli alunni cartaginesi, Agostino, resistendo alle preghiere dell'amata madre, che voleva trattenerlo in Africa, decise di trasferirsi a Roma, capitale dell'impero, con tutta la sua famiglia.
Nel 384 riuscì ad ottenere, con l'appoggio del prefetto di Roma, Quinto Aurelio Simmaco, la cattedra vacante di retorica a Milano, dove si trasferì, raggiunto nel 385, inaspettatamente, dalla madre Monica, la quale, conscia del travaglio interiore del figlio, gli fu accanto con la preghiera e con le lacrime senza imporgli nulla, ma bensì come un angelo protettore.
Verso l'inizio della Quaresima del 387, con Adeodato ed Alipio, prese posto fra i “competentes” per essere battezzato da Ambrogio il giorno di Pasqua. Agostino rimase a Milano fino all'autunno, continuando i suoi lavori: “De immortalitate animae e De musica”. Poi, mentre era in procinto d'imbarcarsi ad Ostia, Monica rese l'anima a Dio. Agostino, allora, rimase per molti mesi a Roma occupandosi principalmente della confutazione del manicheismo e per approfondire la sua conoscenza sui monasteri e le tradizioni della Chiesa.
Nel 388 ritornò a Tagaste, dove vendette i suoi pochi beni, distribuendone il ricavato ai poveri e, ritiratosi con alcuni amici e discepoli, fondò una piccola comunità, dove i beni erano in comune proprietà. Ma dopo un po' l'affollarsi continuo dei concittadini, per chiedere consigli ed aiuti, disturbava il dovuto raccoglimento, fu necessario trovare un altro posto e Agostino lo cercò presso Ippona. Trovatosi per caso nella basilica locale, in cui il vescovo Valerio stava proponendo ai fedeli di consacrare un sacerdote che potesse aiutarlo, specie nella predicazione; accortasi della sua presenza, i fedeli presero a gridare: “Agostino prete!”. Allora si dava molto valore alla volontà del popolo, considerata volontà di Dio e nonostante che cercasse di rifiutare, perché non era questa la strada voluta, Agostino fu costretto ad accettare. La città di Ippona ci guadagnò molto, la sua opera fu fecondissima; per prima cosa chiese al vescovo di trasferire il suo monastero ad Ippona, per continuare la sua scelta di vita, che in seguito divenne un seminario fonte di preti e vescovi africani.
L'iniziativa agostiniana gettava le basi del rinnovamento dei costumi del clero. Scrisse anche una Regola, che poi nel IX secolo venne adottata dalla Comunità dei Canonici Regolari o Agostiniani.
Il vescovo Valerio nel timore che Agostino venisse spostato in altra sede, convinse il popolo e il primate della Numidia, Megalio di Calama, a consacrarlo vescovo coadiutore di Ippona. Nel 397, morto Valerio, egli gli successe come titolare. Dovette lasciare il monastero e intraprendere la sua intensa attività di pastore di anime, che svolse egregiamente, tanto che la sua fama di vescovo illuminato si diffuse in tutte le Chiese Africane.
Nel contempo scriveva le sue opere: S. Agostino fu uno dei geni più prolifici che l'umanità abbia mai conosciuto. Non viene ammirato solo per il numero delle sue opere, che comprendono scritti autobiografici, filosofici, apologetici, dogmatici, polemici, morali, esegetici, raccolte di lettere, di sermoni e di opere in poesia (scritte in metrica non classica, bensì accentuativa, per facilitare la memorizzazione da parte delle persone incolte), ma anche per la varietà dei soggetti che coprono l'intero scibile umano. La forma nella quale proponeva la sua opera esercita ancora oggi un'attrazione molto potente sul lettore.
La sua opera più celebre sono le Confessiones (Le Confessioni). A lui si rifanno numerose forme di vita religiosa, tra le quali l'Ordine di Sant'Agostino (OSA), chiamato degli Agostiniani: diffusi in tutto il mondo, insieme agli Agostiniani scalzi (OAD) e agli Agostiniani Recolletti (OAR), costituiscono nella Chiesa Cattolica la principale eredità spirituale del santo di Ippona, alla cui Regola di vita si ispirano anche numerose altre congregazioni, oltre ai Canonici Regolari di S. Agostino.
Le “Confessiones o Confessioni” (circa 400), sono la storia del suo cuore. Il nocciolo del pensiero agostiniano presente nelle “Confessioni” sta nel concetto che l'uomo è incapace di orientarsi da solo: esclusivamente con l'illuminazione di Dio, a cui deve obbedire in ogni circostanza, l'uomo riuscirà a trovare l'orientamento nella sua vita. La parola "confessioni" viene intesa in senso biblico (confiteri), non come ammissione di colpa o racconto, ma come preghiera di un'anima che ammira l'azione di Dio nel proprio interno. Di tutti i lavori del Santo, nessuno è stato più universalmente letto ed ammirato. Non esiste nell'intera letteratura alcun libro che gli somigli per la penetrante analisi delle più complesse impressioni dell'anima, per il sentimento comunicativo, o per la profondità delle opinioni filosofiche.
Nel 429 si ammalò gravemente, mentre Ippona era assediata da tre mesi dai Vandali comandati da Genserico (†; 477), dopo che avevano portato morte e distruzione dovunque; il santo vescovo ebbe l'impressione della prossima fine del mondo; morì il 28 agosto del 430 a 76 anni. Il suo corpo sottratto ai Vandali durante l'incendio e la distruzione di Ippona, venne trasportato poi a Cagliari dal vescovo Fulgenzio di Ruspe, verso il 508-517 cc, insieme alle reliquie di altri vescovi africani.
Verso il 725 il suo corpo fu di nuovo traslato a Pavia, nella Chiesa di S. Pietro in Ciel d'Oro, non lontano dai luoghi della sua conversione, ad opera del pio re longobardo Liutprando (†; 744), che l'aveva riscattato dai saraceni della Sardegna.
Tardi ti ho amato, bellezza tanto antica e tanto nuova, tardi ti ho amato. Ed ecco che tu stavi dentro di me e io ero fuori e là ti cercavo. E io, brutto, mi avventavo sulle cose belle da te create. Eri con me ed io non ero con te. Mi tenevano lontano da te quelle creature, che, se non fossero in te, neppure esisterebbero. Mi hai chiamato, hai gridato, hai infranto la mia sordità. Mi hai abbagliato, mi hai folgorato, e hai finalmente guarito la mia cecità. Hai alitato su di me il tuo profumo ed io l'ho respirato, e ora anelo a te. Ti ho gustato e ora ho fame e sete di te. Mi hai toccato e ora ardo dal desiderio di conseguire la tua pace. (Sant'Agostino)
Quante difficoltà anche oggi nei rapporti familiari e quante mamme sono angustiate perché i figli s’avviano su strade sbagliate! Monica, donna saggia e solida nella fede, le invita a non scoraggiarsi, ma a perseverare nella missione di spose e di madri, mantenendo ferma la fiducia in Dio e aggrappandosi con perseveranza alla preghiera.
S. Agostino d'IpponaVescovo, Dottore della Chiesa (memoria) 28 AGOSTO
Agostino d'Ippona (traduzione italiana del latino Aurelius Augustinus Hipponensis) di etnia berbera, ma di cultura totalmente ellenistico-romana, nacque a Tagaste (attualmente Souk-Ahras in Algeria, posta a circa 100 km a sud-ovest di Ippona) il 13 novembre 354 da una famiglia di classe media, di piccoli proprietari terrieri. Il padre Patrizio era pagano, mentre la madre Monica (cfr. 27 agosto), dei quali Agostino era il primogenito, era invece cristiana; fu lei a dargli un'educazione religiosa ma senza battezzarlo, come si usava allora, volendo attendere l'età matura.
Agostino ebbe un'infanzia molto vivace, ma i peccati veri cominciarono più tardi. Dopo i primi studi a Tagaste e poi nella vicina Madaura, si recò a Cartagine nel 371, con l'aiuto di un facoltoso signore del luogo di nome Romaniano. Aveva 16 anni e viveva la sua adolescenza in modo molto esuberante e, mentre frequentava la scuola di un retore, cominciò a convivere con una ragazza cartaginese, che gli diede, nel 372, anche un figlio, Adeodato. Fu in quegli anni che maturò la sua prima vocazione di filosofo, grazie alla lettura di un libro di Cicerone, “Ortensio”, che l'aveva particolarmente colpito, perché l'autore latino affermava, come soltanto la filosofia aiutasse la volontà ad allontanarsi dal male e ad esercitare la virtù.
Purtroppo, allora, la lettura della Sacra Scrittura non diceva niente alla sua mente razionalistica e la religione professata dalla madre gli sembrava “una superstizione puerile”, quindi cercò la verità nel manicheismo. (Il Manicheismo era una religione orientale fondata nel III secolo d.C. da Mani, che fondeva elementi del cristianesimo e della religione di Zoroastro; suo principio fondamentale era il dualismo, cioè l'opposizione continua di due principi egualmente divini, uno buono e uno cattivo, che dominano il mondo e anche l'animo dell'uomo).
Ultimati gli studi, tornò nel 374 a Tagaste, dove, con l'aiuto del suo benefattore Romaniano, aprì una scuola di grammatica e retorica. Fu anche ospitato nella sua casa con tutta la famiglia, perché la madre Monica, non condividendo le sue scelte religiose, aveva preferito separarsi da Agostino; solo più tardi lo riammise nella sua casa, avendo avuto un sogno premonitore sul suo ritorno alla fede cristiana.
Dopo due anni nel 376, decise di lasciare il piccolo paese di Tagaste e ritornare a Cartagine e, sempre con l'aiuto dell'amico Romaniano, che egli aveva convertito al manicheismo, aprì anche qui una scuola, dove insegnò per sette anni, purtroppo con alunni poco disciplinati.
Agostino, però, tra i manichei non trovò mai la risposta certa al suo desiderio di verità e dopo un incontro con un loro vescovo, Fausto, avvenuto nel 382 a Cartagine, che avrebbe dovuto fugare ogni dubbio, ne uscì non convinto e quindi prese ad allontanarsi dal manicheismo. Desideroso di nuove esperienze e stanco dell'indisciplina degli alunni cartaginesi, Agostino, resistendo alle preghiere dell'amata madre, che voleva trattenerlo in Africa, decise di trasferirsi a Roma, capitale dell'impero, con tutta la sua famiglia.
Nel 384 riuscì ad ottenere, con l'appoggio del prefetto di Roma, Quinto Aurelio Simmaco, la cattedra vacante di retorica a Milano, dove si trasferì, raggiunto nel 385, inaspettatamente, dalla madre Monica, la quale, conscia del travaglio interiore del figlio, gli fu accanto con la preghiera e con le lacrime senza imporgli nulla, ma bensì come un angelo protettore.
Verso l'inizio della Quaresima del 387, con Adeodato ed Alipio, prese posto fra i “competentes” per essere battezzato da Ambrogio il giorno di Pasqua. Agostino rimase a Milano fino all'autunno, continuando i suoi lavori: “De immortalitate animae e De musica”. Poi, mentre era in procinto d'imbarcarsi ad Ostia, Monica rese l'anima a Dio. Agostino, allora, rimase per molti mesi a Roma occupandosi principalmente della confutazione del manicheismo e per approfondire la sua conoscenza sui monasteri e le tradizioni della Chiesa.
Nel 388 ritornò a Tagaste, dove vendette i suoi pochi beni, distribuendone il ricavato ai poveri e, ritiratosi con alcuni amici e discepoli, fondò una piccola comunità, dove i beni erano in comune proprietà. Ma dopo un po' l'affollarsi continuo dei concittadini, per chiedere consigli ed aiuti, disturbava il dovuto raccoglimento, fu necessario trovare un altro posto e Agostino lo cercò presso Ippona. Trovatosi per caso nella basilica locale, in cui il vescovo Valerio stava proponendo ai fedeli di consacrare un sacerdote che potesse aiutarlo, specie nella predicazione; accortasi della sua presenza, i fedeli presero a gridare: “Agostino prete!”. Allora si dava molto valore alla volontà del popolo, considerata volontà di Dio e nonostante che cercasse di rifiutare, perché non era questa la strada voluta, Agostino fu costretto ad accettare. La città di Ippona ci guadagnò molto, la sua opera fu fecondissima; per prima cosa chiese al vescovo di trasferire il suo monastero ad Ippona, per continuare la sua scelta di vita, che in seguito divenne un seminario fonte di preti e vescovi africani.
L'iniziativa agostiniana gettava le basi del rinnovamento dei costumi del clero. Scrisse anche una Regola, che poi nel IX secolo venne adottata dalla Comunità dei Canonici Regolari o Agostiniani.
Il vescovo Valerio nel timore che Agostino venisse spostato in altra sede, convinse il popolo e il primate della Numidia, Megalio di Calama, a consacrarlo vescovo coadiutore di Ippona. Nel 397, morto Valerio, egli gli successe come titolare. Dovette lasciare il monastero e intraprendere la sua intensa attività di pastore di anime, che svolse egregiamente, tanto che la sua fama di vescovo illuminato si diffuse in tutte le Chiese Africane.
Nel contempo scriveva le sue opere: S. Agostino fu uno dei geni più prolifici che l'umanità abbia mai conosciuto. Non viene ammirato solo per il numero delle sue opere, che comprendono scritti autobiografici, filosofici, apologetici, dogmatici, polemici, morali, esegetici, raccolte di lettere, di sermoni e di opere in poesia (scritte in metrica non classica, bensì accentuativa, per facilitare la memorizzazione da parte delle persone incolte), ma anche per la varietà dei soggetti che coprono l'intero scibile umano. La forma nella quale proponeva la sua opera esercita ancora oggi un'attrazione molto potente sul lettore.
La sua opera più celebre sono le Confessiones (Le Confessioni). A lui si rifanno numerose forme di vita religiosa, tra le quali l'Ordine di Sant'Agostino (OSA), chiamato degli Agostiniani: diffusi in tutto il mondo, insieme agli Agostiniani scalzi (OAD) e agli Agostiniani Recolletti (OAR), costituiscono nella Chiesa Cattolica la principale eredità spirituale del santo di Ippona, alla cui Regola di vita si ispirano anche numerose altre congregazioni, oltre ai Canonici Regolari di S. Agostino.
Le “Confessiones o Confessioni” (circa 400), sono la storia del suo cuore. Il nocciolo del pensiero agostiniano presente nelle “Confessioni” sta nel concetto che l'uomo è incapace di orientarsi da solo: esclusivamente con l'illuminazione di Dio, a cui deve obbedire in ogni circostanza, l'uomo riuscirà a trovare l'orientamento nella sua vita. La parola "confessioni" viene intesa in senso biblico (confiteri), non come ammissione di colpa o racconto, ma come preghiera di un'anima che ammira l'azione di Dio nel proprio interno. Di tutti i lavori del Santo, nessuno è stato più universalmente letto ed ammirato. Non esiste nell'intera letteratura alcun libro che gli somigli per la penetrante analisi delle più complesse impressioni dell'anima, per il sentimento comunicativo, o per la profondità delle opinioni filosofiche.
Nel 429 si ammalò gravemente, mentre Ippona era assediata da tre mesi dai Vandali comandati da Genserico (†; 477), dopo che avevano portato morte e distruzione dovunque; il santo vescovo ebbe l'impressione della prossima fine del mondo; morì il 28 agosto del 430 a 76 anni. Il suo corpo sottratto ai Vandali durante l'incendio e la distruzione di Ippona, venne trasportato poi a Cagliari dal vescovo Fulgenzio di Ruspe, verso il 508-517 cc, insieme alle reliquie di altri vescovi africani.
Verso il 725 il suo corpo fu di nuovo traslato a Pavia, nella Chiesa di S. Pietro in Ciel d'Oro, non lontano dai luoghi della sua conversione, ad opera del pio re longobardo Liutprando (†; 744), che l'aveva riscattato dai saraceni della Sardegna.
Tardi ti ho amato, bellezza tanto antica e tanto nuova, tardi ti ho amato. Ed ecco che tu stavi dentro di me e io ero fuori e là ti cercavo. E io, brutto, mi avventavo sulle cose belle da te create. Eri con me ed io non ero con te. Mi tenevano lontano da te quelle creature, che, se non fossero in te, neppure esisterebbero. Mi hai chiamato, hai gridato, hai infranto la mia sordità. Mi hai abbagliato, mi hai folgorato, e hai finalmente guarito la mia cecità. Hai alitato su di me il tuo profumo ed io l'ho respirato, e ora anelo a te. Ti ho gustato e ora ho fame e sete di te. Mi hai toccato e ora ardo dal desiderio di conseguire la tua pace. (Sant'Agostino)
venerdì 23 agosto 2013
DIO è più forte del male e della morte stessa. Significa che l amore di Dio,può trasformare la nostra Vita , far fiorire quelle zone di deserto,che ci sono nel nostro cuore.
E questo può farlo solo l'AMORE DI DIO
giovedì 22 agosto 2013
LIBERAMI SIGNORE
Dal desiderio di essere amato, Liberami Signore.
Dal desiderio di essere stimato, Liberami Signore.
Dal desiderio di essere preferito, liberami Signore.
Dal desiderio di essere approvato, liberami Signore.
Dalla paura di essere umiliato, liberami Signore.
Dalla paura di essere rifiutato, liberami Signore.
Dalla paura di essere calunniato, liberami Signore.
Dalla paura di essere abbandonato, liberami Signore.
Fa che io possa sempre desiderare che gli altri crescano e io diminuisca,
così che abbia ad assomigliare sempre più a te, mio dolce Signore.


domenica 18 agosto 2013
DIVISIONE
(Lc 12,49-53)
Non sono venuto a portare pace sulla terra, ma divisione.
+ Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso! Ho un battesimo nel quale sarò battezzato, e come sono angosciato finché non sia compiuto!
Pensate che io sia venuto a portare pace sulla terra? No, io vi dico, ma divisione. D’ora innanzi, se in una famiglia vi sono cinque persone, saranno divisi tre contro due e due contro tre; si divideranno padre contro figlio e figlio contro padre, madre contro figlia e figlia contro madre, suocera contro nuora e nuora contro suocera».
COMMENTO
Noi ci sentiamo legati a chi ci è caro e abbiamo grandi doveri nei confronti di chi ci è vicino, e ciò è importante. Ma nessuno è più vicino a noi di Dio, nessuno è più prezioso. In modo scioccante, spettacolare, Gesù ci dice che tutte le nostre relazioni, per quanto strette ed intime, devono essere purificate. Esse devono essere misurate in rapporto a Dio e ai suoi obiettivi.
È un’affermazione davvero severa. In noi tanto forte è l’attaccamento alla sicurezza data dall’amore “umano”, che possiamo facilmente rifiutare di dare tutto al Signore perché lo purifichi. Siamo davvero tentati di dire: “Signore, tu puoi prenderti tutto... tranne questo e quello”. Vi sono alcune cose, alcuni affetti che vogliamo vivere a nostro modo, non secondo il modo di Dio.
Una volta lasciato al Signore il governo delle nostre relazioni e dei nostri amori, allora riceviamo il fondamento della vera pace. La pace che dà il Signore non è quella che dà il mondo; è fatta di perdono, di giustizia, di amore e di amicizia. La pace non è soltanto assenza di conflitti, così come non è un compromesso immorale. La vera pace consiste nello stare con altri davanti a Dio, purificati e liberati dalla verità e dalla misericordia del giudizio divino.
Non sono venuto a portare pace sulla terra, ma divisione.
+ Dal Vangelo secondo Luca
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso! Ho un battesimo nel quale sarò battezzato, e come sono angosciato finché non sia compiuto!
Pensate che io sia venuto a portare pace sulla terra? No, io vi dico, ma divisione. D’ora innanzi, se in una famiglia vi sono cinque persone, saranno divisi tre contro due e due contro tre; si divideranno padre contro figlio e figlio contro padre, madre contro figlia e figlia contro madre, suocera contro nuora e nuora contro suocera».
COMMENTO
Noi ci sentiamo legati a chi ci è caro e abbiamo grandi doveri nei confronti di chi ci è vicino, e ciò è importante. Ma nessuno è più vicino a noi di Dio, nessuno è più prezioso. In modo scioccante, spettacolare, Gesù ci dice che tutte le nostre relazioni, per quanto strette ed intime, devono essere purificate. Esse devono essere misurate in rapporto a Dio e ai suoi obiettivi.
È un’affermazione davvero severa. In noi tanto forte è l’attaccamento alla sicurezza data dall’amore “umano”, che possiamo facilmente rifiutare di dare tutto al Signore perché lo purifichi. Siamo davvero tentati di dire: “Signore, tu puoi prenderti tutto... tranne questo e quello”. Vi sono alcune cose, alcuni affetti che vogliamo vivere a nostro modo, non secondo il modo di Dio.
Una volta lasciato al Signore il governo delle nostre relazioni e dei nostri amori, allora riceviamo il fondamento della vera pace. La pace che dà il Signore non è quella che dà il mondo; è fatta di perdono, di giustizia, di amore e di amicizia. La pace non è soltanto assenza di conflitti, così come non è un compromesso immorale. La vera pace consiste nello stare con altri davanti a Dio, purificati e liberati dalla verità e dalla misericordia del giudizio divino.
venerdì 9 agosto 2013
IO E L IMMACOLATA
TIAMO MAMMA MIA.........
LA VERGINE IMMACOLATA MI HA RAPITO IL CUORE........ L'ANIMA ......
SONO TUTTA SUA SUA E SUA.....
LEI SOLO PUò FORMARE A PROPRIA IMMAGINE , TUTTA LA MIA ESISTENZA.....
XKè APPARTENGO A LEI...........
LA VERGINE IMMACOLATA MI HA RAPITO IL CUORE........ L'ANIMA ......
SONO TUTTA SUA SUA E SUA.....
LEI SOLO PUò FORMARE A PROPRIA IMMAGINE , TUTTA LA MIA ESISTENZA.....
XKè APPARTENGO A LEI...........
STORIA EDITH STEIN 9 AGOSTO
Dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, la vicenda di SANTA TERESA BENEDETTA DELLA CROCE è balzata via via all'attenzione della comunità internazionale:
" UNA PERSONALITA' CHE PORTA NELLA SUA INTENSA VITA UNA SINTESI DRAMMATICA DEL NOSTRO SECOLO"
Elevata all'onore degli altari l'11 ottobre 1998, la sua santità non può comprendersi se non alla luce di Maria, modello di ogni anima Consacrata, suscitatrice e plasmatrice dei più grandi santi nella storia della Chiesa.
Beatificata in maggio 1987, dichiarata SANTA in ottobre ,entrambi mesi di Maria, si è trattato soltanto di una felice quanto fortuita coincidenza? C'è in realtà un filo mariano, che si dipana in tutta l'esperienza umana e spirituale di questa martire carmelitana. Acominciare da una data precisa il 1917, in Italia è l'anno della disfatta di Caporetto, in Russia della rivoluzione bolscevica. Per Edith il 1917 è l'anno chiave del suo processo di conversione. Mentre lei, ebrea agnostica e intellettuale in crisi, brancola nel buio, non risolvendosi ancora a Decidere per Dio, a molti chilometri dell'università di Friburgo dov'è assistente alla cattedra di Husserl, nella città Eterna, il Francescano polacco MASSIMILIANO KOLBE, con un manipolo di confratelli fondava la MILIZIA DELL'IMMACOLATA, un movimento spirituale che nel suo forte impulso missionario, sotto il vessillo di Maria, avrebbe raggiunto negli anni a venire il mondo intero per consacrare all'Immacolata il maggior numero possibile di anime. Del resto, quello stesso 1917, è pure l'anno dell'apprizioni della Madonna ai pastorelli di Fatima. Un filo mariano intreccia misteriosamente le vite dei singoli esseri umani stendendo la sua trama segreta sul mondo. Decisiva per la conversione della Stein al Cattolicesimo fu la vita di santa Teresa d'Avila, letta in una notte d'estate. Era il 1921. Racconta:
PRESI CASUALMENTE UN LIBRO IN BIBLIOTECA,PORTAVA IL TITOLO VITA DI SANTA TERESA NARRATA DA LEI STESSA. COMINCIAI A LEGGERE E NON POTEI PIù LASCIARLO FINCHè NON EBBI FINITO; QUANDO LO RICHIUSI, MI DISSI : QUESTA è LA VERITA'.
Aveva cercato a lungo la verità e l'aveva trovata nel mistero della Croce, aveva scoperto che la verità non è un idea, un concetto, ma una Persona, anzi la Persona per eccellenza. Cosi la giovane filosofa ebrea, nel gennaio 1922 riceveva il Battesimo nella Chiesa Cattolica. Edith poi, una volta convertita al Cattolicesimo, è attratta fin da subito dal Carmelo. Particolare non trascurabile: il giorno in cui la Stein ottiene risposta di accettazione da parte del convento di Lindenthal è il 16 luglio 1933 , solennità della Regina del Carmelo. Il 21 aprile 1938 sr teresa benedetta della croce emette la professione perpetua. Ma la sua presenza al Carmelo di Colonia rappresenta un pericolo per l'intera comunità: nei libri della polizia hitleriana, la Santa è registrata come NON ARIANA. Espatria in olanda, a Echt, dove le carmelitane hanno un convento. Lascia precipitosamente la Germania il 31 dicembre del 1938 , ma il 2 agosto due agenti della Gestapo bussarono al portone del Carmelo di Echt per prelevare sr teresa benedetta insieme alla sorella rosa. Dal campo di Westerbork nel nord dell'Olanda, il 7agosto venne trasferita con altri prigionieri nel campo di sterminio di Auschwitz. il 9 agosto con gli altri deportati, fra cui anche la sorella Rosa, varcò la soglia della Camera a Gas, suggellando la propria vita col MARTIRIO.
NON AVEVA COMPIUTO 51ANNI.
" UNA PERSONALITA' CHE PORTA NELLA SUA INTENSA VITA UNA SINTESI DRAMMATICA DEL NOSTRO SECOLO"
Elevata all'onore degli altari l'11 ottobre 1998, la sua santità non può comprendersi se non alla luce di Maria, modello di ogni anima Consacrata, suscitatrice e plasmatrice dei più grandi santi nella storia della Chiesa.
Beatificata in maggio 1987, dichiarata SANTA in ottobre ,entrambi mesi di Maria, si è trattato soltanto di una felice quanto fortuita coincidenza? C'è in realtà un filo mariano, che si dipana in tutta l'esperienza umana e spirituale di questa martire carmelitana. Acominciare da una data precisa il 1917, in Italia è l'anno della disfatta di Caporetto, in Russia della rivoluzione bolscevica. Per Edith il 1917 è l'anno chiave del suo processo di conversione. Mentre lei, ebrea agnostica e intellettuale in crisi, brancola nel buio, non risolvendosi ancora a Decidere per Dio, a molti chilometri dell'università di Friburgo dov'è assistente alla cattedra di Husserl, nella città Eterna, il Francescano polacco MASSIMILIANO KOLBE, con un manipolo di confratelli fondava la MILIZIA DELL'IMMACOLATA, un movimento spirituale che nel suo forte impulso missionario, sotto il vessillo di Maria, avrebbe raggiunto negli anni a venire il mondo intero per consacrare all'Immacolata il maggior numero possibile di anime. Del resto, quello stesso 1917, è pure l'anno dell'apprizioni della Madonna ai pastorelli di Fatima. Un filo mariano intreccia misteriosamente le vite dei singoli esseri umani stendendo la sua trama segreta sul mondo. Decisiva per la conversione della Stein al Cattolicesimo fu la vita di santa Teresa d'Avila, letta in una notte d'estate. Era il 1921. Racconta:
PRESI CASUALMENTE UN LIBRO IN BIBLIOTECA,PORTAVA IL TITOLO VITA DI SANTA TERESA NARRATA DA LEI STESSA. COMINCIAI A LEGGERE E NON POTEI PIù LASCIARLO FINCHè NON EBBI FINITO; QUANDO LO RICHIUSI, MI DISSI : QUESTA è LA VERITA'.
Aveva cercato a lungo la verità e l'aveva trovata nel mistero della Croce, aveva scoperto che la verità non è un idea, un concetto, ma una Persona, anzi la Persona per eccellenza. Cosi la giovane filosofa ebrea, nel gennaio 1922 riceveva il Battesimo nella Chiesa Cattolica. Edith poi, una volta convertita al Cattolicesimo, è attratta fin da subito dal Carmelo. Particolare non trascurabile: il giorno in cui la Stein ottiene risposta di accettazione da parte del convento di Lindenthal è il 16 luglio 1933 , solennità della Regina del Carmelo. Il 21 aprile 1938 sr teresa benedetta della croce emette la professione perpetua. Ma la sua presenza al Carmelo di Colonia rappresenta un pericolo per l'intera comunità: nei libri della polizia hitleriana, la Santa è registrata come NON ARIANA. Espatria in olanda, a Echt, dove le carmelitane hanno un convento. Lascia precipitosamente la Germania il 31 dicembre del 1938 , ma il 2 agosto due agenti della Gestapo bussarono al portone del Carmelo di Echt per prelevare sr teresa benedetta insieme alla sorella rosa. Dal campo di Westerbork nel nord dell'Olanda, il 7agosto venne trasferita con altri prigionieri nel campo di sterminio di Auschwitz. il 9 agosto con gli altri deportati, fra cui anche la sorella Rosa, varcò la soglia della Camera a Gas, suggellando la propria vita col MARTIRIO.
NON AVEVA COMPIUTO 51ANNI.
FRASE DI EDITH STEIN
La Croce non è fine a se stessa. È il simbolo trionfale con cui Egli batte alla porta del cielo e la spalanca. Allora ne erompono i fiotti della luce divina,sommergendo tutti quelli che marciano al seguito del Crocifisso.
Molti nostri contemporanei vorrebbero far tacere la Croce. Ma niente è più eloquente della Croce messa a tacere! Il vero messaggio del dolore è una lezioned’amore.(Edith Stein)
Molti nostri contemporanei vorrebbero far tacere la Croce. Ma niente è più eloquente della Croce messa a tacere! Il vero messaggio del dolore è una lezioned’amore.(Edith Stein)
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