L'ATTIRERO' A ME , LA CONDURRO' NEL DESERTO E PARLERO' AL SUO CUORE!!!

IMITARE GESù ATTRAVERSO MARIA


IMITARE GESù ATTRAVERSO MARIA

venerdì 30 agosto 2013

dio per noi è tutto


Oh se tu o Dio Misericordioso e Signore Pietoso ti degnassi di chiamarmi a questa sorgente della vita,perchè anche io potessi bere dell'acqua viva che scaturisce da te viva sorgente! 
Potessi inebriarmi della tua ineffabile dolcezza senza staccarmi mai più da te, tanto da dire: Quanto è dolce la sorgente d'acqua viva, la sa acqua che zampilla per la vita eterna non viene mai a mancare.
O Signore tu stesso sei questa Fonte Eternamente Desiderabile, di cui continuamente dobbiamo dissetarci e di cui sempre avremo sete.
Dacci o Gesù sempre quest'acqua perchè si trasformi anche in noi in sorgente di acqua viva che zampilli per la VITA ETERNA.
O Re della Gloria, Nulla è più grande di te, ma tu ti sei donato a noi e ti sei immolato per noi.
Per questo ti Preghiamo di farci conoscere quello che amiamo, poichè nulla cerchiamo di avere all'infuori di te.
Tu sei TUTTO per NOI: la nostra VITA, la nostra LUCE, la nostra SALVEZZA, il nostro CIBO, la nostra bevanda, il nostro DIo.

TI PREGO GESU' NOSTRO D'ISPIRARE I NOSTRI CUORI CON IL SOFFIO DEL TUO SPIRITO E DI TRAFIGGERE COL TUO AMORE LE NOSTRE ANIME XKè CIASCUNO DI NOI POSSA DIRE CON TUTTA LA VERITà : Fammi conoscere colui che l'anima mia Ama.

Gesù sono infatti ferita dal tuo Amore.... TIAMO IN ETERNO

vie per riconciliarsi con dio

Volete che vi parli delle vie della riconciliazione con Dio? tutte portano al CIELO.
1) CONDANNA DEI PROPRIO PECCATI. Confessa per primo il tuo peccato e sarai giustificato. Fa come fece il profeta Isaia Confesserò al Signore le mie Colpe e tu hai rimesso la malizia del mio peccato. Condanna dunque anche tu le tue colpe per aver offeso Gesù Misericordioso e Buono. Questo è sufficiente al Signore per la tua Liberazione purchè non li commetti più. 
2)IL PERDONO DELLE OFFESE.
non ricordare le colpe dei nemici, domina l'ira, perdona i fratti che ti hanno offeso. anche cosi avremo il perdono delle offese da noi fatte al signore. Se voi perdonerete agli uomini le loro colpe, il Padre vostro celeste perdonerà anche a voi. 
3) PREGHIERA FERVOROSA E BEN FATTA CHE PROVIENE DALL'INTIMO DEL CUORE
.
4)
PRATICARE L'ELEMOSINA
5) ULIMTà , se una persona si comporta con umiltà e temperanza, distruggerà alla radice i suoi peccati.

umiltà perdono

Umiltà sopporta tutto
Umiltà accoglie tutto
Umiltà perdona tutto
Umiltà sa tutto
Umiltà raggiunge tutto
Umiltà vince tutto
Umiltà unisce tutto


Uno dei più bei valori dell'uomo è la capacità di perdonare. Questa virtù ci avvicina molto
a Dio. Dio mostra la sua grandezza proprio facendosi piccolo come noi per perdonare. L'uomo che
non sa perdonare sta lontano da Dio. Perdonare la gente non solo ci costa tanto, ma, nello stesso
momento, ci dona nuova umiltà quindi nuova vicinanza a Dio...
Il perdono è un atto creativo perché dona un nuovo inizio. Quello che era non esiste più.
Si può ancora una volta provare ad avere fiducia e a collaborare. Il Signore Dio è Creatore del
mondo e dell'uomo non solo perché all'inizio dei tempi ha chiamato tutto ad esistere. La forza
creativa di Dio sta anche nel perdono del peccato, grazie al quale il mondo trova il suo valore e
l'uomo diventa se stesso in Cristo. Grazie a questo perdono collaboriamo con Dio, Creatore e
Salvatore. Guidiamo il mondo e l'umanità all'unità prendendo le colpe degli altri su noi stessi,
pagando con il proprio sangue il rinnovo del mondo e dell'uomo. Perciò l'umiltà è così creativa e ha
la forza di salvare.
“…Non abbiate paura del mondo, né del futuro, né della vostra debolezza… Vale la pena accogliere nel nostro intimo la chiamata di Cristo e seguire con coraggio e generosità il cammino che ci propone!... Che bello è sapere che Gesù ti cerca, fissa il suo sguardo su di te, e con la sua voce inconfondibile dice anche a te: «Seguimi!» (cfr Mc 2,14).”

siate coraggiosi



papa FRANCESCO. «Coraggio. Andate avanti. Fate rumore, eh? Dove sono i giovani deve esserci rumore. Poi, si regolano le cose, ma l'illusione di un giovane è fare rumore sempre. Andate avanti, e soprattutto sempre nella vita ci saranno persone che vi faranno proposte per frenare, per bloccare la vostra strada. Per favore, andate controcorrente. Siate coraggiosi, coraggiose: andare controcorrente. Mi dicono: `No, ma, questo, ma, prendi un po´ d'alcol, prendi un po' di droga;'. No! Andate controcorrente a questa civilizzazione che ci sta facendo tanto male. Capito, questo? Andare controcorrente: e questo significa fare rumore. Andare avanti. Ma con i valori della bellezza, della bontà e della verità».

SANTA MONICA E SANT'AGOSTINO

27 agosto - S. Monica, madre di S Agostino.

Quante difficoltà anche oggi nei rapporti familiari e quante mamme sono angustiate perché i figli s’avviano su strade sbagliate! Monica, donna saggia e solida nella fede, le invita a non scoraggiarsi, ma a perseverare nella missione di spose e di madri, mantenendo ferma la fiducia in Dio e aggrappandosi con perseveranza alla preghiera.


S. Agostino d'IpponaVescovo, Dottore della Chiesa (memoria) 28 AGOSTO


Agostino d'Ippona (traduzione italiana del latino Aurelius Augustinus Hipponensis) di etnia berbera, ma di cultura totalmente ellenistico-romana, nacque a Tagaste (attualmente Souk-Ahras in Algeria, posta a circa 100 km a sud-ovest di Ippona) il 13 novembre 354 da una famiglia di classe media, di piccoli proprietari terrieri. Il padre Patrizio era pagano, mentre la madre Monica (cfr. 27 agosto), dei quali Agostino era il primogenito, era invece cristiana; fu lei a dargli un'educazione religiosa ma senza battezzarlo, come si usava allora, volendo attendere l'età matura.

Agostino ebbe un'infanzia molto vivace, ma i peccati veri cominciarono più tardi. Dopo i primi studi a Tagaste e poi nella vicina Madaura, si recò a Cartagine nel 371, con l'aiuto di un facoltoso signore del luogo di nome Romaniano. Aveva 16 anni e viveva la sua adolescenza in modo molto esuberante e, mentre frequentava la scuola di un retore, cominciò a convivere con una ragazza cartaginese, che gli diede, nel 372, anche un figlio, Adeodato. Fu in quegli anni che maturò la sua prima vocazione di filosofo, grazie alla lettura di un libro di Cicerone, “Ortensio”, che l'aveva particolarmente colpito, perché l'autore latino affermava, come soltanto la filosofia aiutasse la volontà ad allontanarsi dal male e ad esercitare la virtù.

Purtroppo, allora, la lettura della Sacra Scrittura non diceva niente alla sua mente razionalistica e la religione professata dalla madre gli sembrava “una superstizione puerile”, quindi cercò la verità nel manicheismo. (Il Manicheismo era una religione orientale fondata nel III secolo d.C. da Mani, che fondeva elementi del cristianesimo e della religione di Zoroastro; suo principio fondamentale era il dualismo, cioè l'opposizione continua di due principi egualmente divini, uno buono e uno cattivo, che dominano il mondo e anche l'animo dell'uomo).

Ultimati gli studi, tornò nel 374 a Tagaste, dove, con l'aiuto del suo benefattore Romaniano, aprì una scuola di grammatica e retorica. Fu anche ospitato nella sua casa con tutta la famiglia, perché la madre Monica, non condividendo le sue scelte religiose, aveva preferito separarsi da Agostino; solo più tardi lo riammise nella sua casa, avendo avuto un sogno premonitore sul suo ritorno alla fede cristiana.

Dopo due anni nel 376, decise di lasciare il piccolo paese di Tagaste e ritornare a Cartagine e, sempre con l'aiuto dell'amico Romaniano, che egli aveva convertito al manicheismo, aprì anche qui una scuola, dove insegnò per sette anni, purtroppo con alunni poco disciplinati.

Agostino, però, tra i manichei non trovò mai la risposta certa al suo desiderio di verità e dopo un incontro con un loro vescovo, Fausto, avvenuto nel 382 a Cartagine, che avrebbe dovuto fugare ogni dubbio, ne uscì non convinto e quindi prese ad allontanarsi dal manicheismo. Desideroso di nuove esperienze e stanco dell'indisciplina degli alunni cartaginesi, Agostino, resistendo alle preghiere dell'amata madre, che voleva trattenerlo in Africa, decise di trasferirsi a Roma, capitale dell'impero, con tutta la sua famiglia.

Nel 384 riuscì ad ottenere, con l'appoggio del prefetto di Roma, Quinto Aurelio Simmaco, la cattedra vacante di retorica a Milano, dove si trasferì, raggiunto nel 385, inaspettatamente, dalla madre Monica, la quale, conscia del travaglio interiore del figlio, gli fu accanto con la preghiera e con le lacrime senza imporgli nulla, ma bensì come un angelo protettore.

Verso l'inizio della Quaresima del 387, con Adeodato ed Alipio, prese posto fra i “competentes” per essere battezzato da Ambrogio il giorno di Pasqua. Agostino rimase a Milano fino all'autunno, continuando i suoi lavori: “De immortalitate animae e De musica”. Poi, mentre era in procinto d'imbarcarsi ad Ostia, Monica rese l'anima a Dio. Agostino, allora, rimase per molti mesi a Roma occupandosi principalmente della confutazione del manicheismo e per approfondire la sua conoscenza sui monasteri e le tradizioni della Chiesa.

Nel 388 ritornò a Tagaste, dove vendette i suoi pochi beni, distribuendone il ricavato ai poveri e, ritiratosi con alcuni amici e discepoli, fondò una piccola comunità, dove i beni erano in comune proprietà. Ma dopo un po' l'affollarsi continuo dei concittadini, per chiedere consigli ed aiuti, disturbava il dovuto raccoglimento, fu necessario trovare un altro posto e Agostino lo cercò presso Ippona. Trovatosi per caso nella basilica locale, in cui il vescovo Valerio stava proponendo ai fedeli di consacrare un sacerdote che potesse aiutarlo, specie nella predicazione; accortasi della sua presenza, i fedeli presero a gridare: “Agostino prete!”. Allora si dava molto valore alla volontà del popolo, considerata volontà di Dio e nonostante che cercasse di rifiutare, perché non era questa la strada voluta, Agostino fu costretto ad accettare. La città di Ippona ci guadagnò molto, la sua opera fu fecondissima; per prima cosa chiese al vescovo di trasferire il suo monastero ad Ippona, per continuare la sua scelta di vita, che in seguito divenne un seminario fonte di preti e vescovi africani.

L'iniziativa agostiniana gettava le basi del rinnovamento dei costumi del clero. Scrisse anche una Regola, che poi nel IX secolo venne adottata dalla Comunità dei Canonici Regolari o Agostiniani.

Il vescovo Valerio nel timore che Agostino venisse spostato in altra sede, convinse il popolo e il primate della Numidia, Megalio di Calama, a consacrarlo vescovo coadiutore di Ippona. Nel 397, morto Valerio, egli gli successe come titolare. Dovette lasciare il monastero e intraprendere la sua intensa attività di pastore di anime, che svolse egregiamente, tanto che la sua fama di vescovo illuminato si diffuse in tutte le Chiese Africane.

Nel contempo scriveva le sue opere: S. Agostino fu uno dei geni più prolifici che l'umanità abbia mai conosciuto. Non viene ammirato solo per il numero delle sue opere, che comprendono scritti autobiografici, filosofici, apologetici, dogmatici, polemici, morali, esegetici, raccolte di lettere, di sermoni e di opere in poesia (scritte in metrica non classica, bensì accentuativa, per facilitare la memorizzazione da parte delle persone incolte), ma anche per la varietà dei soggetti che coprono l'intero scibile umano. La forma nella quale proponeva la sua opera esercita ancora oggi un'attrazione molto potente sul lettore.

La sua opera più celebre sono le Confessiones (Le Confessioni). A lui si rifanno numerose forme di vita religiosa, tra le quali l'Ordine di Sant'Agostino (OSA), chiamato degli Agostiniani: diffusi in tutto il mondo, insieme agli Agostiniani scalzi (OAD) e agli Agostiniani Recolletti (OAR), costituiscono nella Chiesa Cattolica la principale eredità spirituale del santo di Ippona, alla cui Regola di vita si ispirano anche numerose altre congregazioni, oltre ai Canonici Regolari di S. Agostino.

Le “Confessiones o Confessioni” (circa 400), sono la storia del suo cuore. Il nocciolo del pensiero agostiniano presente nelle “Confessioni” sta nel concetto che l'uomo è incapace di orientarsi da solo: esclusivamente con l'illuminazione di Dio, a cui deve obbedire in ogni circostanza, l'uomo riuscirà a trovare l'orientamento nella sua vita. La parola "confessioni" viene intesa in senso biblico (confiteri), non come ammissione di colpa o racconto, ma come preghiera di un'anima che ammira l'azione di Dio nel proprio interno. Di tutti i lavori del Santo, nessuno è stato più universalmente letto ed ammirato. Non esiste nell'intera letteratura alcun libro che gli somigli per la penetrante analisi delle più complesse impressioni dell'anima, per il sentimento comunicativo, o per la profondità delle opinioni filosofiche.

Nel 429 si ammalò gravemente, mentre Ippona era assediata da tre mesi dai Vandali comandati da Genserico (†; 477), dopo che avevano portato morte e distruzione dovunque; il santo vescovo ebbe l'impressione della prossima fine del mondo; morì il 28 agosto del 430 a 76 anni. Il suo corpo sottratto ai Vandali durante l'incendio e la distruzione di Ippona, venne trasportato poi a Cagliari dal vescovo Fulgenzio di Ruspe, verso il 508-517 cc, insieme alle reliquie di altri vescovi africani.

Verso il 725 il suo corpo fu di nuovo traslato a Pavia, nella Chiesa di S. Pietro in Ciel d'Oro, non lontano dai luoghi della sua conversione, ad opera del pio re longobardo Liutprando (†; 744), che l'aveva riscattato dai saraceni della Sardegna.


Tardi ti ho amato, bellezza tanto antica e tanto nuova, tardi ti ho amato. Ed ecco che tu stavi dentro di me e io ero fuori e là ti cercavo. E io, brutto, mi avventavo sulle cose belle da te create. Eri con me ed io non ero con te. Mi tenevano lontano da te quelle creature, che, se non fossero in te, neppure esisterebbero. Mi hai chiamato, hai gridato, hai infranto la mia sordità. Mi hai abbagliato, mi hai folgorato, e hai finalmente guarito la mia cecità. Hai alitato su di me il tuo profumo ed io l'ho respirato, e ora anelo a te. Ti ho gustato e ora ho fame e sete di te. Mi hai toccato e ora ardo dal desiderio di conseguire la tua pace. (Sant'Agostino)


venerdì 23 agosto 2013



DIO è più forte del male e della morte stessa. Significa che l amore di Dio,può trasformare la nostra Vita , far fiorire quelle zone di deserto,che ci sono nel nostro cuore.
E questo può farlo solo l'AMORE DI DIO 

giovedì 22 agosto 2013

             

          GESù MIO TUTTO, <3 TI AMO <3

LIBERAMI SIGNORE



Dal desiderio di essere amato, Liberami Signore.
Dal desiderio di essere stimato, Liberami Signore.
Dal desiderio di essere preferito, liberami Signore.
Dal desiderio di essere approvato, liberami Signore.
Dalla paura di essere umiliato, liberami Signore.
Dalla paura di essere rifiutato, liberami Signore.
Dalla paura di essere calunniato, liberami Signore.
Dalla paura di essere abbandonato, liberami Signore.
Fa che io possa sempre desiderare che gli altri crescano e io diminuisca,
così che abbia ad assomigliare sempre più a te, mio dolce Signore.




domenica 18 agosto 2013

DIVISIONE

(Lc 12,49-53) 
Non sono venuto a portare pace sulla terra, ma divisione.

+ Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: 
«Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso! Ho un battesimo nel quale sarò battezzato, e come sono angosciato finché non sia compiuto!
Pensate che io sia venuto a portare pace sulla terra? No, io vi dico, ma divisione. D’ora innanzi, se in una famiglia vi sono cinque persone, saranno divisi tre contro due e due contro tre; si divideranno padre contro figlio e figlio contro padre, madre contro figlia e figlia contro madre, suocera contro nuora e nuora contro suocera».





COMMENTO

Noi ci sentiamo legati a chi ci è caro e abbiamo grandi doveri nei confronti di chi ci è vicino, e ciò è importante. Ma nessuno è più vicino a noi di Dio, nessuno è più prezioso. In modo scioccante, spettacolare, Gesù ci dice che tutte le nostre relazioni, per quanto strette ed intime, devono essere purificate. Esse devono essere misurate in rapporto a Dio e ai suoi obiettivi. 
È un’affermazione davvero severa. In noi tanto forte è l’attaccamento alla sicurezza data dall’amore “umano”, che possiamo facilmente rifiutare di dare tutto al Signore perché lo purifichi. Siamo davvero tentati di dire: “Signore, tu puoi prenderti tutto... tranne questo e quello”. Vi sono alcune cose, alcuni affetti che vogliamo vivere a nostro modo, non secondo il modo di Dio.
Una volta lasciato al Signore il governo delle nostre relazioni e dei nostri amori, allora riceviamo il fondamento della vera pace. La pace che dà il Signore non è quella che dà il mondo; è fatta di perdono, di giustizia, di amore e di amicizia. La pace non è soltanto assenza di conflitti, così come non è un compromesso immorale. La vera pace consiste nello stare con altri davanti a Dio, purificati e liberati dalla verità e dalla misericordia del giudizio divino.

venerdì 9 agosto 2013

IO E L IMMACOLATA

                   TIAMO MAMMA MIA.........

LA VERGINE IMMACOLATA MI HA RAPITO IL CUORE........ L'ANIMA ...... 
SONO TUTTA SUA SUA E SUA.....

LEI SOLO PUò FORMARE A PROPRIA IMMAGINE , TUTTA LA MIA ESISTENZA.....
XKè APPARTENGO A LEI...........

STORIA EDITH STEIN 9 AGOSTO

Dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, la vicenda di SANTA TERESA BENEDETTA DELLA CROCE è balzata via via all'attenzione della comunità internazionale:
" UNA PERSONALITA' CHE PORTA NELLA SUA INTENSA VITA UNA SINTESI DRAMMATICA DEL NOSTRO SECOLO"
Elevata all'onore degli altari l'11 ottobre 1998, la sua santità non può comprendersi se non alla luce di Maria, modello di ogni anima Consacrata, suscitatrice e plasmatrice dei più grandi santi nella storia della Chiesa.
Beatificata in maggio 1987, dichiarata SANTA in ottobre ,entrambi mesi di Maria, si è trattato soltanto di una felice quanto fortuita coincidenza? C'è in realtà un filo mariano, che si dipana in tutta l'esperienza umana e spirituale di questa martire carmelitana. Acominciare da una data precisa il 1917, in Italia è l'anno della disfatta di Caporetto, in Russia della rivoluzione bolscevica. Per Edith il 1917 è l'anno chiave del suo processo di conversione. Mentre lei, ebrea agnostica e intellettuale in crisi, brancola nel buio, non risolvendosi ancora a Decidere per Dio, a molti chilometri dell'università di Friburgo dov'è assistente alla cattedra di Husserl, nella città Eterna, il Francescano polacco MASSIMILIANO KOLBE, con un manipolo di confratelli fondava la MILIZIA DELL'IMMACOLATA, un movimento spirituale che nel suo forte impulso missionario, sotto il vessillo di Maria, avrebbe raggiunto negli anni a venire il mondo intero per consacrare all'Immacolata il maggior numero possibile di anime. Del resto, quello stesso 1917, è pure l'anno dell'apprizioni della Madonna ai pastorelli di Fatima. Un filo mariano intreccia misteriosamente le vite dei singoli esseri umani stendendo la sua trama segreta sul mondo. Decisiva per la conversione della Stein al Cattolicesimo fu la vita di santa Teresa d'Avila, letta in una notte d'estate. Era il 1921. Racconta:
PRESI CASUALMENTE UN LIBRO IN BIBLIOTECA,PORTAVA IL TITOLO VITA DI SANTA TERESA NARRATA DA LEI STESSA. COMINCIAI A LEGGERE E NON POTEI PIù LASCIARLO FINCHè NON EBBI FINITO; QUANDO LO RICHIUSI, MI DISSI : QUESTA è LA VERITA'.
Aveva cercato a lungo la verità e l'aveva trovata nel mistero della Croce, aveva scoperto che la verità non è un idea, un concetto, ma una Persona, anzi la Persona per eccellenza. Cosi la giovane filosofa ebrea, nel gennaio 1922 riceveva il Battesimo nella Chiesa Cattolica. Edith poi, una volta convertita al Cattolicesimo, è attratta fin da subito dal Carmelo. Particolare non trascurabile: il giorno in cui la Stein ottiene risposta di accettazione da parte del convento di Lindenthal è il 16 luglio 1933 , solennità della Regina del Carmelo. Il 21 aprile 1938 sr teresa benedetta della croce emette la professione perpetua. Ma la sua presenza al Carmelo di Colonia rappresenta un pericolo per l'intera comunità: nei libri della polizia hitleriana, la Santa è registrata come NON ARIANA. Espatria in olanda, a Echt, dove le carmelitane hanno un convento. Lascia precipitosamente la Germania il 31 dicembre del 1938 , ma il 2 agosto due agenti della Gestapo bussarono al portone del Carmelo di Echt per prelevare sr teresa benedetta insieme alla sorella rosa. Dal campo di Westerbork nel nord dell'Olanda, il 7agosto venne trasferita con altri prigionieri nel campo di sterminio di Auschwitz. il 9 agosto con gli altri deportati, fra cui anche la sorella Rosa, varcò la soglia della Camera a Gas, suggellando la propria vita col MARTIRIO. 
NON AVEVA COMPIUTO 51ANNI.



FRASE DI EDITH STEIN

La Croce non è fine a se stessa. È il simbolo trionfale con cui Egli batte alla porta del cielo e la spalanca. Allora ne erompono i fiotti della luce divina,sommergendo tutti quelli che marciano al seguito del Crocifisso. 
Molti nostri contemporanei vorrebbero far tacere la Croce. Ma niente è più eloquente della Croce messa a tacere! Il vero messaggio del dolore è una lezioned’amore.(Edith Stein)

lunedì 1 aprile 2013

A CONCLUSIONE DELLA PROCESSIONE DEI MISTERI ........

PAROLE DEL VESCOVO ALESSANDRO PLOTTI


“I bambini che hanno sfilato sono stati una bella testimonianza di innocenza, senza retorica”, 
ha commentato l’arcivescovo che ha poi proseguito: “Le marce delle bande hanno creato 
un clima di grande spiritualità, intonato all’effetto che la processione deve avere.
 I musicisti hanno interpretato il gemito di sofferenza del popolo che, in questa partecipazione corale, esprime la propria fede”. Plotti ha avuto parole anche per i portatori dei Misteri
 “perché oltre a trasportare le statue, nel loro cuore portino l’onore di essere stati 
così vicini al protagonista della processione, il Cristo”. “Questa processione è radicata
 nel cuore di tutti i Trapanesi – ha sottolineato l’amministratore apostolico della Diocesi
 – e mi auguro che aggreghi e unisca tutti e crei una nuova disponibilità a costruire 
rapporti per il bene della città”. Plotti ha ricordato il momento difficile che Trapani e il 
resto del Paese stanno attraversando: “Viviamo in una società disgregata che crea, spesso, 
conflitti più che occasioni di unione. Mi auguro che questa partecipazione ai Misteri segni 
l’avvio di un percorso di rinascita per il tessuto sociale di Trapani”. E poi l’invito ad affidarsi 
alla misericordia divina: “Maria ci porta a Cristo, non vuole nulla per sè. Maria ci insegna a condividere la Passione di Cristo. Tutti abbiamo difficoltà ansie, dolori nelle nostre vite, 
se abbiamo il coraggio di offrire tutto questo alla croce di Cristo la nostra vita prende 
una piega differente”.Una processione che ha avuto, grazie anche alle buone condizioni meteorologiche, una grandissima partecipazione popolare. “La commozione sui volti dei 
Trapanesi – ha detto il vescovo – manifesta una cosa importante: non basta avere a 
disposizione beni materiali per vivere bene, c’è bisogno di quei beni spirituali che ci facciano 
andare alla ricerca del bene, della giustizia, della fraternità. Dobbiamo farci artefici, ogni giorno,
 della cultura dell’amore e della concordia”. Dopo aver impartito la benedizione ai presenti
 Plotti ha ricordato: “Gesù Cristo è morto per risorgere. Pasqua è la festa della Resurrezione,
 del passaggio dalla morte alla vita. Non dimentichiamolo”.

GRAZIE VESCOVO PLOTTI


domenica 31 marzo 2013

CRISTO è RISORTO NEI NOSTRI CUORI ALLELUJA


IL SIGNIFICATO DELLA PASQUA è TRACCIATO IN SINTESI DAL GIOISO PREFAZIO DI QUESTA MESSA :
E' IL CATNO DEL'UMANITA' ALL'AGNELLO CHE HA TOLTO I PECCAI DEL MONDO , CHE , MORENDO HA DISTRUTTO LA MORTE RISORGENDO HA RIDATO A NOI LA VITA.

 Dagli Atti degli Apostoli  10,34.37-43

Noi abbiamo mangiato e bevuto con lui dopo la sua risurrezione dai morti.

In quei giorni, Pietro prese la parola e disse: «Voi sapete ciò che è accaduto in tutta la Giudea, cominciando dalla Galilea, dopo il battesimo predicato da Giovanni; cioè come Dio consacrò in Spirito Santo e potenza Gesù di Nàzaret, il quale passò beneficando e risanando tutti coloro che stavano sotto il potere del diavolo, perché Dio era con lui. E noi siamo testimoni di tutte le cose da lui compiute nella regione dei Giudei e in Gerusalemme. Essi lo uccisero appendendolo a una croce, ma Dio lo ha risuscitato al terzo giorno e volle che si manifestasse, non a tutto il popolo, ma a testimoni prescelti da Dio, a noi che abbiamo mangiato e bevuto con lui dopo la sua risurrezione dai morti. E ci ha ordinato di annunciare al popolo e di testimoniare che egli è il giudice dei vivi e dei morti, costituito da Dio. A lui tutti i profeti danno questa testimonianza: chiunque crede in lui riceve il perdono dei peccati per mezzo del suo nome».

IN QUESTA LETTERA DEGLI ATTI DEGLI APOSTOLI ,PIETRO RIASSUME LA VICENDA DI GESU' DI NAZARET: 
NON UNA VICENDA QUALSIASI, MA L ESITO FEDELE DELL'ANNUNZIO DEI PROFETI.
INIZIATA SOTTO IL SEGNO DELLO SPIRITO SANTO , SVOLTA NELL'ESERCIZIO DELLA BONTA' E DELLA POTENZA RISANATRICE E LIBERANTE, FINITA NELLA CROCIFISSIONE, LA VITA DI GESU' SI è CONCLUSA NELLA RISURREZIONE. 

Sal 117

Questo è il giorno che ha fatto il Signore: rallegriamoci ed esultiamo.
Rendete grazie al Signore perché è buono,perché il suo amore è per sempre.Dica Israele:«Il suo amore è per sempre».

La destra del Signore si è innalzata,la destra del Signore ha fatto prodezze.Non morirò, ma resterò in vitae annuncerò le opere del Signore.

La pietra scartata dai costruttoriè divenuta la pietra d’angolo.Questo è stato fatto dal Signore:una meraviglia ai nostri occhi.


Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Colossési 3,1-4
 CERCATE LE COSE DI LASSU', DOVE è CRISTO
Fratelli, se siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù, dove è Cristo, seduto alla destra di Dio; rivolgete il pensiero alle cose di lassù, non a quelle della terra. Voi infatti siete morti e la vostra vita è nascosta con Cristo in Dio! Quando Cristo, vostra vita, sarà manifestato, allora anche voi apparirete con lui nella gloria.

PER SAN PAOLO UN CRISTIANO è UNO PIù RISUSCITATO CON CRISTO.
INFATTI UN CRISTIANO è TALE XK RICEVE LO SPIRITO SANTO, CHE PORTA NEL NOSTRO CRISTO RISORTO DA MORTE.

+ Dal Vangelo secondo Giovanni 20,1-9
EGLI DOVEVA RISUSCITARE DAI MORTI

 Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro. Corse allora e andò da Simon Pietro e dall’altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: «Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l’hanno posto!». Pietro allora uscì insieme all’altro discepolo e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò. Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, e il sudario – che era stato sul suo capo – non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte. Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. Infatti non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti.

DAVANTI ALLE PROVE, ALLE TRACCE CHE CRISTO è RISUSCITATO NONOSTANTE LA PAROLA STESA DI GESU' CHE L AVEVA PREANNUNCIATO, GLI APOSTOLI FANNO FATICA A CREDERE CHE EGLI HA VINTO LA MORTE 
PER QUESTO DIVENTERA' L IRRESISTIBILE CONVINZIONE, CHE DARA' SENSO A TUTTA LA MISSIONE E A TUTTA LA VITA DEGLI APOSTOLI , TESTIMONI DEL RISORTO

CRISTO è RISORTO DENTRO I NOSTRI CUORI
ALLELUJIA LODE , GLORIA E ONORE AL SIGNORE NOSTRO SALVATORE IN ETERNO
BUONA PASQUA A TUTTI ..........
IN PARTICOLARE A TUTTE LE MIE CONSORELLE 

mercoledì 27 marzo 2013

LA FELICITA'

Se la Felicita' 
fosse a portata di mano, 
non avrebbe quel sapore.
Se la Felicita'
fosse una strada in discesa 
una volta arrivati non la riconosceremo.
Se la Felicita' 
fosse un'abitudine, 
non susciterebbe in noi 
sensazioni cosi' forti e profonde.
Se la Felicita' 
non l'avessi persa, 
non avresti mai il timore e la gioia di conquistarla.
Vivi la "tua" Felicita' 
cosi' come ti suggerisce il cuore.
Radicala in te con Cristo.
Nutrila con il Pane Eucaristico e la Parola 
e lei ti condurra' la' dove neanche il tuo cuore 
osa sognare.


Temete e onorate, 
lodate e benedite, 
ringraziate e adorate 
il Signore Dio onnipotente 
nella Trinità e nell’Unità, 
Padre e Figlio e Spirito Santo, 
creatore di tutte le cose. 
Fate penitenza, 
fate frutti degni di penitenza. 
Date e vi sarà dato. 
Perdonate e vi sarà perdonato. 
E se non perdonerete agli uomini i loro peccati, 
il Signore non perdonerà a voi i vostri peccati. 
Confessate tutti i vostri peccati. 
Guardatevi e astenetevi da ogni male 
e perseverate sino alla fine nel bene" 


giovedì 15 novembre 2012

Il regno di Dio è in mezzo a voi.

PRIMA LETTURA (Fm 1,7-20)Accoglilo non più come schiavo, ma come fratello carissimo.
Dalla lettera di san Paolo apostolo a Filemone
Fratello, la tua carità è stata per me motivo di grande gioia e consolazione, perché per opera tua i santi sono stati profondamente confortati.
Per questo, pur avendo in Cristo piena libertà di ordinarti ciò che è opportuno, in nome della carità piuttosto ti esorto, 
io, Paolo, così come sono, vecchio, e ora anche prigioniero di Cristo Gesù. Ti prego per Onèsimo, figlio mio, che ho generato nelle catene, lui, che un giorno ti fu inutile, ma che ora è utile a te e a me. Te lo rimando, lui che mi sta tanto a cuore.
Avrei voluto tenerlo con me perché mi assistesse al posto tuo, ora che sono in catene per il Vangelo. Ma non ho voluto fare nulla senza il tuo parere, perché il bene che fai non sia forzato, ma volontario. Per questo forse è stato separato da te per un momento: perché tu lo riavessi per sempre; non più però come schiavo, ma molto più che schiavo, come fratello carissimo, in primo luogo per me, ma ancora più per te, sia come uomo sia come fratello nel Signore.
Se dunque tu mi consideri amico, accoglilo come me stesso. E se in qualche cosa ti ha offeso o ti è debitore, metti tutto sul mio conto. Io, Paolo, lo scrivo di mio pugno: pagherò io. Per non dirti che anche tu mi sei debitore, e proprio di te stesso! Sì, fratello! Che io possa ottenere questo favore nel Signore; da' questo sollievo al mio cuore, in Cristo!
Parola di Dio.




+ Dal Vangelo secondo Luca 17,20-25
In quel tempo, i farisei domandarono a Gesù: «Quando verrà il regno di Dio?». Egli rispose loro: «Il regno di Dio non viene in modo da attirare l’attenzione, e nessuno dirà: “Eccolo qui”, oppure: “Eccolo là”. Perché, ecco, il regno di Dio è in mezzo a voi!».
Disse poi ai discepoli: «Verranno giorni in cui desidererete ve
dere anche uno solo dei giorni del Figlio dell’uomo, ma non lo vedrete. Vi diranno: “Eccolo là”, oppure: “Eccolo qui”; non andateci, non seguiteli. Perché come la folgore, guizzando, brilla da un capo all’altro del cielo, così sarà il Figlio dell’uomo nel suo giorno. Ma prima è necessario che egli soffra molto e venga rifiutato da questa generazione»

mercoledì 14 novembre 2012


POVERTA' è Svuotarsi del Proprio "IO" 

per Ascoltare e Custodire la Parola di Dio ♥

14 novembre Santi Nicola Tavelic, Stefano da Cuneo, Deodato Aribert da Ruticinio e Pietro da Narbona Sacerdoti francescani, martiri

† Gerusalemme, 14 novembre 1391

Martirologio Romano: A Gerusalemme, santi Nicola Tavelic, Deodato Aribert, Stefano da Cuneo e Pietro da Narbonne, sacerdoti dell’Ordine dei Minori e martiri, che furono arsi nel fuoco per aver predicato coraggiosamente nella pubblica
 piazza la religione cristiana davanti ai Saraceni, professando con fermezza Cristo Figlio di Dio.

Le loro storie personali di francescani missionari, s’intrecciarono nel 1383, quando provenienti da diversi luoghi d’Europa, confluirono nel convento francescano di Mont Sion in Palestina, dove l’Ordine di S. Francesco è da secoli “Custode dei Luoghi Santi” del cristianesimo.
I Frati Minori, Nicola Tavelic, Deodato Aribert da Ruticinio, Stefano da Cuneo e Pietro da Narbona, si ritrovarono nel suddetto convento francescano, dove per otto anni vissero secondo la Regola di san Francesco, lavorando nei compiti loro affidati, per la custodia dei Luoghi Santi della vita e morte di Gesù, e cercando di fare apostolato nel mondo musulmano, dove Mont Sion era praticamente come un’isoletta in mezzo ad un mare di islamici.
Con i musulmani, fare apostolato era praticamente infruttuoso, visto la radicalizzazione della loro fede, poco aperta al dialogo interreligioso.
Ciò nonostante i quattro Frati Minori, decisero di portare il Vangelo ai maomettani, esponendo pubblicamente le tesi del cristianesimo, confrontandole con quelle islamiche e dopo essersi consultati con due teologi, prepararono una memoria in cui, in modo dettagliato e ricca di riferimenti storici e teologici, esponevano meticolosamente la dottrina cristiana confutando l’islamismo.
L’11 novembre 1391, si recarono davanti al Cadì (giudice) di Gerusalemme e alla presenza anche di molti musulmani, esposero leggendo, il loro elaborato con grande coraggio. Sebbene ascoltati attentamente, ciò non fu accettato dai presenti, andati alla fine in escandescenze e quindi furono invitati a ritirare quello che avevano detto; i quattro frati rifiutarono e pertanto vennero condannati a morte; per tre giorni furono rinchiusi in carcere dove subirono sevizie di ogni genere.
Il 14 novembre ricondotti in piazza, fu di nuovo loro richiesto di ritrattare quanto detto contro l’Islam, al nuovo rifiuto vennero ammazzati, fatti a pezzi e bruciati; i musulmani fecero scomparire ogni resto, anche le ceneri, per evitare che fossero onorati dai cristiani.
Il loro martirio fu descritto minuziosamente in una relazione del ‘Custode’ di Terra Santa, padre Geraldo Calveti, già due mesi dopo la loro morte.
Il culto nell’Ordine Francescano, risale sin dal XV sec., papa Leone XIII nel 1889, confermò il culto del solo Nicola Tavelic, il capogruppo, il quale ebbe grande venerazione in Jugoslavia sua patria.
Nel 1966, papa Paolo VI confermò il culto anche per gli altri tre martiri francescani, fissando la loro festa al 17 novembre; ma nel Martirologio Francescano la data rimase quella della loro morte (dies natalis) cioè il 14 novembre
Lo stesso papa Paolo VI, il 21 giugno del 1970 a Roma, li elevò agli onori degli altari proclamandoli santi; la loro celebrazione liturgica è stata portata per tutti al 14 novembre, e inseriti nel Martirologio Romano alla stessa data; sono i primi santi martiri della Custodia di Terra Santa.

Nicola Tavelic
Primo santo della Nazione Croata, Nicola Tavelic, nacque verso il 1340 a Sebenico, in Dalmazia; adolescente entrò fra i Frati Minori di s. Francesco, divenuto sacerdote fu missionario in Bosnia, insieme a padre Deodato da Ruticinio, dove per circa 12 anni predicò contro i bogomili, setta eretica che in Bosnia aveva la sua roccaforte (essi contrapponevano il mondo dello spirito a quello della materia, considerato espressione della forza del male; negavano la Trinità, la natura umana di Cristo, l’Antico Testamento, non riconoscevano i riti e i sacramenti del battesimo e matrimonio, né la gerarchia ecclesiastica).
Poi nel 1383, insieme al francese padre Deodato Aribert da Ruticinio, fu inviato alla Missione palestinese di Mont Sion a Gerusalemme, dove incontrò gli altri due futuri compagni di martirio, padre Stefano da Cuneo e padre Pietro da Narbona, francese.

Deodato da Ruticinio (Diodato Aribert)
Deodato da Ruticinio, era francescano dalla Provincia d’Aquitania, non si conosce la data di nascita, probabilmente anche lui intorno al 1340.
Il suo paese di nascita, che in latino viene chiamato Ruticinio, è stato identificato da alcuni con l’odierna città francese di Rodez, mentre qualche altro indica il Roussillon, regione storica della Francia meridionale, che però a quel tempo dipendeva dalla Catalogna.
Nel 1372 fu inviato come missionario in Bosnia, dove conobbe padre Nicola Tavelic, con cui si legò da sincera amicizia, predicando insieme contro i bogomili; nel 1383 con il confratello, fu destinato al convento francescano di Mont Sion a Gerusalemme, dove incontrò anche i padri Stefano da Cuneo e Pietro da Narbona suo connazionale.

Pietro da Narbona
Tutto ciò che si conosce di questo francescano martire, è che era della Provincia francescana di Provenza, nella Francia meridionale, da dove ad un certo punto, scese in Italia, attratto dalla Riforma dell’Osservanza francescana, avviata in Umbria nel 1368, dal beato Paolo o Paoluccio Trinci da Foligno (1309-1391).
Trascorse nell’eremo umbro di Brogliano, posto tra Foligno e Camerino, una quindicina d’anni, vivendo in preghiera e meditazione la spiritualità di san Francesco.
Nel 1381 partì come missionario in Terra Santa, accolto nel convento di Mont Sion a Gerusalemme e dove poi incontrò nel 1383 Nicola Tavelic, Deodato da Ruticinio, suo connazionale e Stefano da Cuneo; coi quali subirà poi il martirio in modo orribile, il 14 novembre 1391.

Stefano da Cuneo
Ben poco si sa del santo francescano martire a Gerusalemme, Stefano da Cuneo, ricavandolo dalla preziosa ‘Relazione’ fatta dal padre Guardiano del convento di Mont Sion, sul martirio dei quattro sacerdoti appartenenti a quel convento della Custodia di Terra Santa.
Padre Stefano da Cuneo, era della Provincia francescana di Genova e aveva trascorso otto anni nella vicaria in Corsica, prima di essere trasferito a Gerusalemme nel 1383, dove poté svolgere la sua attività apostolica fra i musulmani per altri otto anni, prima del martirio, subito insieme ai confratelli francesi Deodato da Ruticinio e Pietro da Narbona ed il croato Nicola Tavelic.
La città d’origine del santo francescano, Cuneo, sembra dubbia, perché uno storico rinascimentale, asserì di aver raccolto una tradizione locale, che lo faceva nativo di Fiumorbo in Corsica, specificando della famiglia Prunelli.
Sarà pure, ma il martire è conosciuto da ben 600 anni come Stefano da Cuneo. 

lunedì 12 novembre 2012

Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare.

Dal Vangelo secondo Luca 17,7-10In quel tempo, Gesù disse: "Chi di voi, se ha un servo ad arare o a pascolare il gregge, gli dirà quando rientra dal campo: Vieni subito e mettiti a tavola? Non gli dirà piuttosto: Preparami da mangiare, rimboccati la veste e servimi, finché io abbia mangiato e bevuto, e dopo mangerai e berrai anche tu? Si riterrà obbligato verso il suo servo, perché ha eseguito gli ordini ricevuti? Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare".



Il vangelo di oggi narra la parabola che si trova solo nel vangelo di Luca, senza parallelo negli altri vangeli. La parabola vuole insegnare che la nostra vita deve essere caratterizzata dall’attitudine di servizio. Inizia con tre domande ed alla fine Gesù stesso dà la risposta.
• Luca 17,7-9: Le tre domande di Gesù. Si tratta di tre domande tratte dalla vita di ogni giorno, per cui gli uditori sono spunti a pensare ciascuno alla loro esperienza e dare una risposta a partire da essa. La prima domanda: “Chi di voi, se ha un servo ad arare o a pascolare il gregge, gli dirà quando rientra dal campo: Vieni subito e mettiti a tavola?” Tutti risponderanno: “No!” Seconda domanda: “Non gli dirà piuttosto: Preparami da mangiare, rimboccati la veste e servimi, finché io abbia mangiato e bevuto, e dopo mangerai e berrai anche tu?”Tutti risponderanno: “Sì! Chiaro!” Terza domanda: “Si riterrà obbligato verso il suo servo, perché ha eseguito gli ordini ricevuti?” Tutti risponderanno: “No!” Dal modo in cui Gesù porge le domande, la gente si rende conto verso quale direzione vuole orientare il nostro pensiero. Vuole fare di noi servi gli uni degli altri.
• Luca 17,10: La risposta di Gesù. Alla fine, Gesù stesso trae una conclusione che era già implicita nelle domande: “Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare". Gesù stesso ci ha dato l’esempio quando ha detto: “Il Figlio dell’uomo non è venuto ad essere servito, ma a servire” (Mc 10,45). Il servizio è un tema che piace a Luca. Il servizio rappresenta il modo in cui i poveri nel tempo di Gesù, gli anawim, aspettavano il Messia: non come un re e messia glorioso, sommo sacerdote o giudice, bensì come il Servo di Yavè, annunciato da Isaia (Is 42,1-9). Maria, la madre di Gesù, disse all’angelo: “Ecco la serva del Signore. Si compia in me secondo la tua parola!” (Lc 1,38). A Nazaret, Gesù si presenta come il Servo, descritto da Isaia (Lc 4,18-19 e Is 61,1-2). Nel battesimo e nella trasfigurazione, fu confermato dal Padre che cita le parole rivolte da Dio alServo (Lc 3,22; 9,35 e Is 42,1). Ai suoi seguaci Gesù chiede: “Chi vuole essere il primo sia il servo di tutti” (Mt 20,27). Servi inutili! E’ la definizione del cristiano. Paolo parla di ciò ai membri della comunità di Corinto quando scrive: “Io ho piantato, Apollo ha irrigato, ma è Dio che ha fatto crescere. Ora né chi pianta, né chi irriga è qualche cosa, ma Dio che fa crescere” (1Cor 3,6-7). Paolo e Apollo non sono nulla; solo semplici strumenti, “servi”. Ciò che vale è Dio, solo Lui! (1Cor 3,7).
• Servire ed essere servito. Qui, in questo testo, il servo serve il signore, e non il signore il servo. Ma nell’altro testo di Gesù si dice il contrario: “Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli. In verità vi dico: si cingerà le sue vesti, li farà mettere a tavola e passerà a servirli” (Lc 12,37). In questo testo, è il Signore che serve il servo, e non il servo il signore. Nel primo testo, Gesù parlava del presente. Nel secondo testo, Gesù sta parlando del futuro. Questo contrasto è un altro modo per dire: trova la vita colui che è disposto a perderla per amore a Gesù e al Vangelo (Mt 10,39; 16,25). Chi serve Dio in questa vita presente, sarà da Dio servito nella vita futura!

venerdì 9 novembre 2012

mio Gesù




Mi hai sedotta e portata nel deserto e li hai parlato al mio♥ rapendolo ,conquistandolo e facendomi innamorare follemente di Te... 
Mi hai AMATA ,SCELTA,CHIAMATA 
Gesù mi hai sedotta e io mi sono lasciata Sedurre dal Tuo Amore infinito .....


Gesù ha sconfitto il male, Gesù ha sconfitto la morte. 
Gesù ci dona il bene, Gesù ci dona la vita.

mercoledì 7 novembre 2012

DUNS SCOTO ,Beato


BEATO GIOVANNI DUNS SCOTO  1265-1308
Nacque, tra il 23 dicembre 1265 e il 17 marzo 1266, in Scozia da cui il soprannome Scoto.
La città natale, Duns , portava lo stesso nome della sua famiglia.
Sin da bambino entrò in contatto con i Francescani, di cui tredicenne iniziò a frequentare gli studi conventuali di Haddington , nella contea di Berwinch.
Terminati gli studi di teologia si dedicò all'insegnamento prima a Oxford, poi a Parigi e Colonia.
Qui, su incarico del generale della sua Congregazione doveva fronteggiare le dottrine eretiche, ma riusci a dedicarsi per breve tempo all'impresa.
Mori, infatti,pochi mesi dopo il suo arrivo, l'8 novembre 1308.
Giovanni Duns è considerato uno dei più grandi maestri della teologia cristiana,nonchè precursore della dottrina dell'Immacolata Concezione.
Giovanni Paolo II lo ha proclamato Beato il 20 marzo 1933definendolo Cantore del Verbo Incarnato e difensore dell'Immacolata Concezione
Le sue spoglie mortali sono custodite nella chiesa dei frati minori di Colonia.

Chi è Giovanni Duns Scoto?Nella storia della Scolastica, il francescano Giovanni Duns Scoto emerge teologicamente come il fondatore e l’assertore del Primato dell’Incarnazione, il difensore e dell’Immacolata Concezione della Vergine Maria e della suprema autorità del Romano Pontefice. La novità di Duns Scoto balza evidente dallo schema del procedimento delle due principali concezioni che spiegano la storia della salvezza, quella teocentrica e quella cristocentrica. 
Quale la differenza di fondo tra le due interpretazioni? 
Penso poterla indicare nel modo diverso di leggere il concetto di “Dio”, così come si è rivelato nella Scrittura. La teoria del teocentrismo considera “Dio” principalmente nell’attributo dell’Intelletto, della Sapienza e dell’Essere. La teoria cristocentrica, invece, in quello della Volontà, della Libertà e della Carità.
Lo sviluppo della teoria “teologico-antropologica” segue lo schema: Dio Uno e Trino - Creazione del mondo e dell’uomo - Peccato originale - Incarnazione del Verbo - Redenzione - Chiesa e Sacramenti - Escatologia. 
Lo sviluppo di quella “teologico-cristocentrica” invece: Dio Uno e Trino - Incarnazione del Verbo (che abbraccia la Predestinazione assoluta di Cristo e di Maria, il Primato universale di Cristo, Cristo come unico Mediatore) - Creazione del mondo e dell’uomo - Peccato originale - Redenzione - Chiesa e Sacramenti - Escatologia . 
Lo schema “antropocentrico” procede con lettura letterale del testo sacro e subordina l’Incarnazione alla Redenzione; lo schema “cristocentrico”, invece, segue con lettura riflessa del testo rivelato e afferma il primato assoluto dell’Incarnazione sganciata dalla Redenzione. La lettura cristocentrica si presenta come una vera e propria “rivoluzione copernicana” in teologia. Onde, per analogia si può anche ritenere che il primo schema è come se seguisse il sistema tolemaico, mentre il secondo il sistema coperncano.
Duns Scoto nasce a Duns (Scozia) verso la fine del 1265, da una famiglia molto vicina ai figli di Francesco d’Assisi, che si erano stabiliti in quella regione. Nel 1280 entra nell’Ordine dei Frati Minori. Il 17 marzo 1291 è ordinato presbitero. Per approfondire gli studi, viene mandato a Parigi. Nel 1303, rifiuta di sottoscrivere il documento antipapale di Filippo il Bello, e per questo viene mandato in esilio. Il 26 marzo 1305 riceve l’ambìto titolo di Magister regens. Oltre che a Parigi, ha insegnato in diverse occasioni a Cambridge e a Oxford, e finalmente anche a Colonia, dove l’8 novembre 1308 muore, all’età di 43 anni. 
Riporto qualche recentissima testimonianza autorevole sulla sua personalità, per sviare qualsiasi dubbio circa la sua ortodossia. 
Papa Paolo VI (Lettera Apostolica Alma parens, 14 luglio 1966):
«Giovanni Duns Scoto elevò al cielo su ferme basi e con arditi pinnacoli l’ardente speculazione... divenendo della Scuola francescana il rappresentante più qualificato.
Lo spirito e l’ideale di San Francesco d’Assisi si celano e fervono nell’opera di Giovanni Duns Scoto, dove fa alitare lo spirito serafico del Patriarca Assisiate, subordinando al sapere il ben vivere: asserendo egli l’eccellenza della carità sopra ogni scienza, l’universale primato di Cristo, capolavoro di Dio, glorificatore della Santissima Trinità e Redentore del genere umano, Re e nell’ordine naturale e soprannaturale, al cui lato splende di originale bellezza la Vergine Immacolata, Regina dell’universo, fa svettare le idee sovrane della Rivelazione evangelica, particolarmente ciò che San Giovanni Evangelista e San Paolo Apostolo videro nel piano divino della salvezza sovrastare in grado eminente».
Papa Giovanni Paolo II, (Omelia della Conferma del Culto, 20 marzo 1993):
«Il Beato Giovanni Duns Scoto si presenta non solo per l’acutezza del suo ingegno e la straordinaria capacità di penetrazione del mistero di Dio, ma anche con la forza persuasiva della sua santità di vita che lo rende, per la Chiesa e per l’intera umanità, Maestro di pensiero e di vita.
La sua dottrina edifica vigorosamente la Chiesa, sostenendola nella sua urgente missione di nuova evangelizzazione dei popoli della terra. In particolare, per i Teologi, i Sacerdoti, i Pastori d’anime, i Religiosi, e in modo speciale per i Francescani, il Beato Giovanni Duns Scoto costituisce un esempio di fedeltà alla verità rivelata, di feconda azione sacerdotale, di serio dialogo nella ricerca dell’unità».
A queste testimonianze aggiungo due considerazioni personali, una di carattere storico-spirituale, e l’altra di carattere pratico. Come si sa, la spiritualità francescana prende nome da Francesco d’Assisi, la cui esperienza, proprio perché esperienza, è singolare e irripetibile, cioè non comunicabile né insegnabile. E’ un patrimonio proprio di Francesco. L’esperienza, come l’amore, non è insegnabile.
E’ certo che a fondamento dell’esperienza di Francesco, più che visione teologico-filosofica del mondo, dell’uomo e di Dio, ci sono semplicemente delle profonde intuizioni su Cristo, sul Vangelo, sulla Chiesa, sulla Vergine Maria, sui Sacerdoti, sull’Eucaristia... secondo la dottrina e la spiritualità della Chiesa dell’epoca...
Applicando la sua chiave ermeneutica del Cristocentrismo a queste intuizioni, Duns Scoto consegna alla storia la lettura scientifica più matura dell’ideale di Francesco d’Assisi, che gli permette di tradurlo in dottrina sistematica e, quindi, renderlo comunicabile e insegnabile agli altri. E questo è un grandissimo merito storico, che ha consentito all’ideale francescano di presentarsi anche come teologia, spiritualità, mistica, filosofia, etica, politica, visione del mondo... Per questa operazione non ho timore di definire Duns Scoto come confondatore dell’Ordine.
La seconda considerazione riguarda il carattere pratico della teologia Nel corso della storia Duns Scoto è stato considerato più comunemente nella dimensione speculativa che in quella spirituale, con grande detrimento della stessa comprensione della sua personalità. Pur sotto la veste teoretica delle delicate e “sottili” trattazioni scolastiche, Duns Scoto rivela segni di una essenziale ricchezza spiritual-mistica, ruotanti intorno all’identificazione del concetto di Dio come Essere=Amore, e al concetto di Cristo Gesù, Summum Opus Dei, il Capolavoro di Dio.
La sua dottrina è talmente pratica, che paradossalmente afferma: se una concezione teologica non produce frutti maturi di vita spirituale ad luxuriam reducitur. Interpretazione che trova conferma nel rapporto che egli stabilisce tra pietà e scienza: la pietà è migliore della scienza e può stare anche senza della scienza, ma la scienza non può stare senza della pietà. Principio che io completo così: “scientia sine pietate inflat”: la scienza senza pietà gonfia; “pietas sine scientia aberrat”: la pietà senza scienza conduce all’errore; e “scientia cum pietate aedificat”: la scienza insieme alla pietà edifica.
In sintesi si potrebbe dire: il cuore del pensiero di Duns Scoto è il “Cristocentrismo” in teologia, e l’“essere univoco” in filosofia. Intuizione che si può essere precisata dottrinalmente così: la “persona” in Antropologia; la “volontà” in Etica; l’“amore-carità” nella Spiritualità; la “redenzione preventiva” in Mariologia; la “democrazia” in Politica; la “legge naturale non rigorosa” nella Dottrina Sociale. In Ecclesiologia sono da segnalare, invece, i seguenti concetti chiave: “giurisdizione universale” del Papa; “infallibilità” del Pontefice in materia di fede e di costumi; “sacerdozio comune” dei fedeli; l’Eucaristia come “centro e fondamento” della Chiesa; la Chiesa come “norma di verità”.
Divido la relazione in quattro parti: la prima sul primato di Cristo e costituisce l’ossatura portante del cristocentrismo scotiano, abbracciante sia il disegno di Dio che la predestinazione di Cristo; dalla seconda alla quarta parte si snodano come corollari le tesi di Cristo unico Mediatore, Cristo unico Redentore e Cristo unico Glorificatore.